Dare fiducia ai giovani per salvare il Mezzogiorno
«Dateci fiducia e poi vedrete cosa siamo capaci di fare». Questa una delle risposte all'inchiesta condotta da Gioventù Aclista sui partecipanti all'incontro di studio di Benevento su «La solidarietà possibile: giovani e lavoro nel Mezzogiorno».
L'atteggiamento di questi giovani, fatto insieme di rabbia e di voglia di emergere e di contare, esprime chiaramente la condizione che molti ragazzi del sud si trovano a vivere.
Una condizione pesante: uno su due è disoccupato. Per le ragazze del meridione il lavoro è diventato una chimera: due su tre non trovano lavoro. Le prospettive per gli anni a venire sono ancora meno incoraggianti. Negli anni '90 nove su dieci disoccupati risiederanno nell'Italia del Sud.
È stato questo l'oggetto del confronto promosso da Gioventù Aclista con la partecipazione di studiosi (Mariano D'Antonio, Carlo Borgomeo), esponenti politici e sindacali (Franco Ma-
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abbia al centro la questione del lavoro.
Infatti, in prospettiva, questione meridionale e questione del lavoro vengono a coincidere. Se veramente si volesse mettere mano al disagio che i giovani vivono nel sud, bisogna creare nei prossimi dieci anni 1.850.000 nuovi posti di lavoro, 100.000 posti ogni anno.
È una sfida gigantesca che potrebbe indurre allo scoraggiamento e all'inazione. Invece bisogna incominciare a sperimentare nuove possibilità di lavoro. Il decreto «De Vito» per il sostegno dell'imprenditorialità giovanile nel Mezzogiorno è un primo passo in questa direzione.
Gioventù Aclista dà un giudizio positivo su questo provvedimento perché introduce una nuova filosofia nella legislazione a sostegno della creazione di nuovo lavoro.
Guai però a sovraccaricare di attese questo decreto perché la questione del lavoro richiede ben altra attenzione e ben altra mole di risorse.
Intanto il decreto può aprire vie nuove. Gioventù Aclista si impegnerà in un'azione di promozione e di controllo. Di promozione attraverso il «Movimento primo lavoro» chè è un'esperienza di solidarietà con i giovani e tra i giovani. Con il movimento primo lavoro Gioventù Aclista vuole offrire ai giovani che sono fuori, ai margini- del mercato del lavoro, unservizio di tutela per far emergere il lavoro nero, sommerso, svolto senza garanzie; un servizio informativo per far incontrare domanda ed offerta di lavoro e per sostenere la ricerca del lavoro; un servizio formativo per prepararsi ai nuovi mestieri della società post-industriale; un servizio per la creazione di nuovo lavoro associato. In particolare quest'ultimo servizio sarà decisivo per riuscire a creare cooperative di giovani veri, che preparano progetti di lavoro mirati e che vogliono stare sul mercato. La funzione di controllo può avvenire a livello centrale con un rapporto istituzionale tra Ministro del Mezzogiorno e Consulta dei giovani per il lavoro, che può essere chiamata alle periodiche occasioni di verifica dellostato di attuazione del piano che il decreto prevede. A livello locale, con un'azione di carattere politico culturale per svincolare i giovani dalle dipendenza clientelare, quando non camorristica e mafiosa.
E tempo insomma, come ci ha detto don Riboldi, di scendere in campo. Di scendere in campo per testimoniare che la disoccupazione non è il destino dei giovani, che la mafia e la camorra non sono consuetudini sociali immodificabili e che i giovani possono lanciare un allarme. Un allarme per dire che non accettano di essere considerati un problema fastidioso per la società, bensì una risorsa decisiva_per costruire il futuro.




















































