Domenico Bernabei, Paolo Giuntella, “Giorgio La Pira «venditore di speranza»” Ed. Città Nuova - Lire 8000
Del «professorino» La Pira, del «comunistello di sacrestia» La Pira, si è scritto e detto molto, forse a sproposito, ma pochi ancora si interessano della sua azione nella politica estera.
Sì, nella politica estera, pur non essendo mai stato Ministro degli Esteri!
Il libro infatti nasce da un lavoro di ricerca per la televisione di Paolo Giuntella e Domenico Bernabei, ed è l'analisi del La Pira che si occupava della politica estera e quindi, inevitabilmente, della pace tra i popoli, della lotta alla guerra. Quest'uomo tante volte vituperato ed irriso dai contemporanei, quando attraverso i suoi viaggi o i convegni tra i sindacati delle Capitali del Mondo tentava strade impervie per gli anni della guerra fredda, è oggi consapevolmente o meno, nel cuore di tutti coloro che oggi manifestano e lottano per la pace e contro la guerra.
Il suo credere al grande paradosso cristiano della vittoria sulla morte di Cristo, gli faceva affermare che «la guerra è utopia, la pace realismo».
La guerra utopia perché impossibilità anche solo di dominio, perché la guerra possibile oggi sarebbe solo l'ultima guerra, la distruzione finale.
Perciò la pace era nella sua visione profetica, ma anche tanto realistica, l'unica strada possibile per tutti.
E seguiva questa strada non con l'ingenuità sciocca che qualche grande «strategia pragmatica» gli ha attribuito, ma con le armi più pure della politica, con il dialogo, con la chiarezza nelle parole e nei fatti.
La sua vita, solo a guardare la cronologia, ci parla in modo esauriente degli sforzi possibili per la pace: nel '51 diviene Sindaco di Firenze per la prima volta, e si rivolge a Stalin per la pace in Corea; solo l'anno dpo, in clima di «guerra fredda» indica i «convegni internazionali per la pace e la civiltà cristiana»; pochi anni più tardi hanno inizio i «colloqui per il Mediterraneo» in cui sostiene con coraggio la causa della libertà dell'Algeria e della pace in Medio Oriente; nel 1959, invitato a Mosca, parla al Soviet Supremo in difesa della distensione e del disarmo.
Tra il 1960 e il 1964 è di nuovo Sindaco e le sue attività si moltiplicano: commemora J. Isaac per l'amicizia ebraico-cristiana, conferisce a U. Thant e Le Corbusier la cittadinanza onoraria di Firenze, vara l'Università Europea di Firenze, sostiene l'emergenza dei nuovi stati africani e invita in rappresentanza di questo continente, Leopold Senghor. Nel 1965 organizza il Simposium per la pace in Vietnam ed addirittura si reca ad Hanoi da Ho Chi Minh; al suo ritorno il piano di pace a cui lavora viene fatto fallire con le conseguenze che tutti sappiamo, salvo poi a trovare nel '73 una pace tra Hanoi e gli Stati Uniti, pressoché identica alle condizioni preparate da La Pira con Ho Chi Minh.
Ed è il caso di fermarsi qui, per non togliere al libro anche la giusta «suspense».
Sì proprio come ad un giallo, perché La Pira per molti, troppi, rimane ancora una trama avvolta dal Mistero; è così soprattutto per coloro che credono che l'unica forza è nelle armi, nell'alzar la voce, nell'essere tuttii giorni sui giornali, nel credere che la realtà si cambia col cinismo.
In un'Italia politica preoccupata solo del comunicato giornaliero, della riflessione pubblistica sul fatto del giorno, della attenzione solo alle «cose italiane», questo agile volumetto di poco più di cento pagine è veramente un segno di novità interessante.
Bernabei e Giuntella dimostrano con questo bel libro che non è così e che essere cristiani nel mondo e per il mondo, non significa essere del mondo. La Pira fu così poco «del mondo» nel suo tempo, che le sue idee, le sue speranze, sono ancora le nostre.

















































