Il Manifesto dei giovani del Movimento dei focolari. Una cultura di pace per l'unità dei popoli
— Crescono in tutto il mondo le aspirazioni alla libertà e all'uguaglianza; perché il processo di questi valori sia più sicuro, occorre che sia accettato da tutti anche il valore della fraternità.
— Noi auspichiamo che l'Onu possa svolgere un ruolo più efficace nel costruire la pace.
— La pace ha molti nomi nuovi:
- dialogo come via per la soluzione di ogni questione fra gli Stati;
- disarmo universale controllato;
- sviluppo equilibrato di tutti i popoli;
- equa regolazione dei mercati mondiali e delle politiche monetarie;
- comprensione e rispetto delle culture altrui;
- accettazione universale della non-violenza;
- solidarietà ed amicizia fra le persone e fra i popoli.
— Amare la patria altrui come la propria, ogni popolo sappia rinunziare a qualche di sé per metterlo a disposizione degli altri popoli: questo il messaggio di Chiara Lubich. Quel giorno in cui diventerà realtà, sarà l'inizio di una nuova era.
— I problemi che riguardano la pace e il progresso dell'umanità sono innumerevoli e complessi: perciò l'appello all'amicizia fra i popoli può sembrare una ingenua utopia.
L'umanità ha già sperimentato quanto sia folle la scelta dell'odio e della guerra, quanto sia instabile una pace fondata sulla corsa agli armamenti.
Questa pace non basta: bisogna costruire la civilità dell'amore e marciare verso l'unità dei popoli.
— La storia più recente registra fenomeni obiettivi e tendenze unitarie transnazionali in tanti settori della vita umana. Occorre agire per consolidare e ampliare tali tendenze.
— Con questo appello vogliamo incoraggiare i politici, che già svolgono opera saggia e razionale per una vera pace e per un più sincero dialogo fra gli Stati. Ma ci rivolgiamo in modo speciale a tutte quelle persone che possono influire sulla opinione pubblica e nell'azione educativa, affinché si adoperino con tutte le forze per la formazione di una nuova cultura, che generi rapporti più umani fra le singole persone, fra i gruppi sociali, fra tutti i popoli della terra.
Appello per l'unità dei popoli
Attese di liberazione
Riteniamo che nel più profondo di ogni uomo e donna della terra, di qualsiasi lingua, nazione, cultura, crepo religioso e politico, vada maturando in forma sempre più chiara il bisogno di liberazione, che si precisa in queste libertà fondamentali:
- dalla guerra e dalla violenza;
- dalla fame;
- dalla malattia;
- dalla paura;
- dalla manipolazione della natura;
- dall'oppressione politica;
- dallo sfruttamento economico;
- dall'asservimento culturale e ideologico;
- dalle discriminazioni razziali, religiose, nazionalistiche e di ogni genere;
- dalla crudeltà e dall'odio.
Libertà, uguaglianza, fraternità
L'epoca contemporanea ha un suo punto di rinnovamento nella proclamazione di tre principi, presenti in buona parte delle rivoluzioni sviluppatesi nei vari continenti: libertà, uguaglianza, fraternità.
I primi due sono attuati solo in parte e saranno sempre incompleti e in pericolo, finché non nascerà in ogni regione del mondo la viva coscienza anche del terzo principio: la fraternità universale.
Alla sua attuazione storica dovrebbero dare forte contributo innanzitutto i credenti in Dio. Anche se lo invocano e venerano con nomi diversi, nella loro fede è contenuta una realtà profonda, che essi devono far venire in luce: uno solo è l'Esseee Supremo e come unico padre di tutti egli alimenta e guida i suoi figli, i quali sono perciò tutti fratelli.
Per quelli che ripropongono tutta la loro fede nei valori dell'uomo, dovrebbe avere sufficiente forza la consapevolezza della identica co- mune natura umana.
Chiediamo all'umanità intera di riscoprirsi come unica famiglia.
L'ONU riprenda vigore
I popoli nel mondo hanno stabilito l'Onu come punto d'incontro universale e luogo di dialogo continuo.
Noi auspichiamo che l'Onu riprenda coscienza della grandezza dei suoi compiti, riacquisti fiducia in sé stessa e si dia nuovi strumenti per essere veramente la casa dell'intera famiglia umana, dove le Nazioni Unite coltivino la vera unità fra le nazioni.
Noi auspichiamo che negli incontri dell'Onu risuonino ogni giorno e trovino accoglienza efficace i messaggi di spiriti nobili quali Gandhi, Giovanni XXIII, M. Luther King, La Pira, Senghor, Nikkio Niwano, Teresa di Calcutta e di quanti altri hanno favorito e favoriscono la pace e l'amicizia fra i popoli. Ai rappresentanti politici dell'umanità che operano in quella massima organizzazione mondiale, sia di conforto e di incitamento anche il nuovo spirito mostrato dai rappresentanti mondiali delle religioni, radunati ad Assisi (1986) e a Kioto (monte Hiei, 1987).
La pace ha nomi nuovi
La pace ha dei nomi nuovi, che si precisano sul piano politico, economico, culturale, etico.
Sul piano politico:
- risoluzione delle controversie territoriali tramite il dialogo sia bilaterale, sia assistito dalla comunità mondiale;
- quando la giustizia è offesa, sforzo coraggiosi di ristabilirla senza rappresaglie sanguinose;
- ricorso più frequente all'arbitrato internazionale;
- ricerca di una vera autorità unica mondiale e di un più efficace diritto internazionale;
- graduale disarmo generale controllato, con eliminazione non solo delle armi nucleari e di quelle biologiche e chimiche, ma anche di quelle convenzionali.
Sul piano economico:
- solidarietà nello sviluppo di tutti i popoli, con utilizzo di una quota di reddito nazionale dei paesi più ricchi a favore dei popoli emergenti, secondo le indicazioni già date dall'Onu;
- più equa regolamentazione dei commerci mondiali, delle politiche monetarie e del debito estero;
- chiare norme per le grandi imprese agenti sul piano transnazionale, in modo che esse operino in funzione di promozione e non di sfruttamento;
- solidarietà con le aree della fame e con le zone emergenti, non solo mediante soccorsi alimentari e sanitari ed anche forniture di strumenti e tecnologie produttive, ma soprattutto con azioni che favoriscano le capacità locali di autosviluppo, secondo modelli socio-economici adatti alle diverse zone;
- impegno dei paesi a sviluppo avanzato a frenare la corsa ai consumi superflui;
- drastica riduzione delle spese per gli armamenti e riconversione delle industrie belliche in industrie di pace.
Sul piano culturale:
- maggior conoscenza reciproca fra le etnie e fra i popoli e stima delle altrui culture come della propria;
- frequenti scambi culturali e collaborazione per la ricerca scientifica anche con la formazione di gruppi plurinazionali;
- assistenza ai popoli più deboli per la crescita nella educazione di base e nella formazione professionale, con rispetto e salvaguardia della loro identità socio-culturale;
- cammino verso una cultura planetaria con l'apporto delle singole culture, da considerare tutte come dono per l'intera esperienza umana.
Sul piano etico:
- rispetto della giustizia nella vita interna degli Stati e nelle relazioni fra i popoli;
- accettazione universale della non-violenza;
- abolizione della tortura e di ogni crudeltà nei rapporti fra individui, gruppi, popoli;
- educazione al perdone;
- sradicamento dell'odio dalle propagande ideologiche e dai messaggi dei mass-media;
- valorizzazione dei motivi che possano favorire la cooperazione e l'amicizia fra i popoli.
Amare la patria altrui come la propria
«Sarà l'inizio di una nuova era – è detto nel messaggio di Chiara Lubich per l'unità del mondo – quel giorno in cui i popoli non saranno più racchiusi nel proprio guscio a contemplare la propria bellezza e a tenersi stretti con i denti i propri tesori, ma sapranno metterli a çisposizione per lo sviluppo degli altri popoli... E arrivato il momento in cui la patria altrui deve essere armata come la propria... Corra con flusso ininterrotto la carità fra terra e terra, torrente di beni strumentali e materiali...
E l'umanità sia una sola famiglia, in cui le diversità dei popoli siano coltivate perché nello splendore di ciascuno, messo a servizio dell'altro, rifulga l'unica luce di vita che abbellisce la patria dell'umanità».
Questa pace non basta: occorre l'amicizia fra i popoli
Certo, di fronte agli innumerevoli e complessi problemi esistenti – politici, storici, economici, territoriali, di sicurezza - questo appello all'amicizia fra i popoli può apparire non più che una ingenua illusione, un'utopia, una follia. Ma l'intera storia umana ha già dimostrato quanto siano folli le vie dell'odio, che oscura la ragione e genera la guerra: oggi l'umanità ha tutto il diritto di cominciare a sperimentare se le vie dell'amore siano una follia o invece siano le sole capaci di ridare luce alla ragione e di rispondere alle più profonde esigenze della logica di vita e di sviluppo.
Una pace che sia solo una tregua armata, non è vera pace e non potrà durare.
Questa pace non basta: è necessario che nasca la comunità di tutte le nazioni, unite nella convivenza amichevole e nella collaborazione per lo sviluppo armonioso di tutto il genere umano. Sono di grande utilità universale le riflessioni di Giovanni Paolo Il sulla solidarietà planetaria per lo sviluppo dei popoli come via alla pace.
Ci sono segni di speranza
L'umanità.oggi offre già segni importanti di un cammino in tale direzione.
Si manifestano forme di solidarietà e di amicizia fra i popoli in occasione di disastri naturali e per particolari situazioni di fame e di malattia. Si moltiplicano gli incontri culturali e le collaborazioni scientifiche.
Si annunciano i primi passi verso un disarmo nucleare delle due grandi potenze: tali passi segnerano una svolta fondamentale, se saranno realmente compiuti e se gli accordi si estenderanno ad altri settori.
Bisogna che accordi simili si facciano anche tra le potenze di livello minore. Bisogna intervenire nei conflitti regionali non per vendere più armi, ma per dare efficacia agli sforzi dell'Onu e favorire il dialogo e la ricerca di soluzioni politiche, come già cercano di fare alcuni governi più saggi e pacifici.
Costruiamo tutti insieme una nuova cultura della pace
Dobbiamo impegnarci a costruire una mentalità nuova, per cui sia accettato datutti il principio che l'amicizia, come rende armoniosi i rapporti tra le persone, così può trasformare i rapporti tra le nazioni, dando inizio ad una storia diversa.
Sappiamo che per giungere a ciò occorre sviluppare una nuova cultura dell apace, la civilità dell'amore. Sappiamo anche che questa non può essere frutto della sola azione dei governi e dei loro rappresentanti, per quanto generoso e illuminato possa essere il loro impegno.
Perciò noi rivolgiamo il nostro appello certamente, in primo luogo, ai poitici di tutto il mondo, ma anche agli uomini e alle donne che operano nei campi della cultura, della scienza, dell'arte, dell'economia, delle comunicazioni sociali, alle associazioni umanitarie, ai lavoratori e ai loro sindacati, ai giovani e alle organizzazioni giovanili, a tutte le persone impegnate nell'educazione delle nuove generazioni, acredenti di ogni religione della terra.
Questo appello è una piccola voce. Ma riecheggia l'aspirazione immensa ad una umanità nuova. Tutti quelli ai quali esso giunge, possono dargli forza affinché le attese trovino risposte concrete in ogni regione, con realizzazioni sia locali, a piccolo e medio livello, sia di grandi dimensioni per un nuovo ordine mondiale.





















































