G. Lo Cane, Il soggetto storico della rivoluzione, Giuffrè, Milano, 1983, pp. 160, L. 10.000
I profondi cambiamenti verificatesi nel nostro tempo hanno posto in discussione canoni d'interpretazione storica già rites nuti al riparo da ogni possibilità d'invalidazione. Fino a pochi anni addietro nulla sembrava più pacifico dell'esistenza di un solidarismo internazionale del proletariato, e la sua destinazione a operare il trapasso rivoluzionario dalla società borghese a quella socialista. È invece accaduto che all'interno del campo socialista, non solo è apparsa una inimicizia di grandezza primaria – quella tra Cina e URSS – incomprensibile dal punto di vista della visione marxista della storia ma si è ancora verificata un'imprevista penetrazione dello spirito borghese nell'avverso campo del proletariato.
Sono queste alcune delle tesi sostenute da G. Lo Cane nel suo volume «Il soggetto storico della rivoluzione».
L'attualissimo saggio ha inizio con l'esame della visione ontoclastica di Hegel, che già in Aristotele aveva trovato la sua lontana pre-confutazione. La visione dialettica hegeliana passata nella testa del proletariato, nelle intenzioni di Marx era destinata a diventare dinamite rivoluzionaria. La latitanza del proletariato rispetto all'appello rivoluzionario ha fatto pensare alla possibilità di una ridefinizione del soggetto storico della rivoluzione. Infatti i poveri del Terzo Mondo e agli emarginati delle metropoli occidentali viene da autorevoli marxisti assegnata una funzione di supplenza nel ruolo rivoluzionario. Ma in tal caso, ammesso che la previsione sia attuabile, risulterebbe erroneo parlare di rivoluzione di tipo marxista, dovendo essa venire considerata di tipo classico, conformemente agli schemi prefigurati da Aristotele.
La conclusione del saggio di G. Lo Cane è che sia giunto il tempo di voltare le spalle al mito della storia facile, per apprendere a fare i manovali della storia.
















